INTERVISTA

Intervista al Dott. Giovanni Cammarano, 42 anni, direttore della Farmacia Comunale Resia di Bolzano

Che percorso di studi hai fatto per fare questo lavoro?

Per svolgere questa professione ho conseguito una laurea quinquennale presso la facoltà di Farmacia Federico II di Napoli.

Da quanto tempo lavori nella tua azienda attuale?

Lavoro per le farmacie comunali dal 2017, inizialmente con un contratto a tempo determinato e poi, dal 2021, con un contratto a tempo indeterminato. Per diventare farmacista comunale è necessario superare un concorso, che prevede una prova scritta e una prova orale. Una volta superato, c’è anche un periodo di prova di 6 mesi durante il quale si viene valutati.

Come sei arrivato a ricoprire il tuo ruolo attuale?

Il ruolo di Direttore nelle farmacie comunali è una nomina del sindaco. Sono state valutate le mie esperienze nelle farmacie comunali e sono stato ritenuto idoneo a ricoprire questo incarico di responsabilità. Ovviamente, essendo una nomina, può essere revocata in qualsiasi momento.

Quali sono le sfide più grandi che hai affrontato negli ultimi anni?

Sicuramente la sfida più grande è stata il periodo del Covid, con tutte le difficoltà legate alla pandemia: mascherine, tamponi, la somministrazione dei vaccini… Abbiamo anche svolto una grande attività di informazione e prevenzione. Un’altra sfida è il progetto della “Farmacia dei servizi”, avviato nel 2017, che trasforma la farmacia in un piccolo distretto sanitario dove si possono fare analisi del sangue, misurare la pressione, fare vaccinazioni, prenotare visite specialistiche e molto altro. Tutto questo ha ampliato moltissimo il ruolo del farmacista.

Cosa rende questo lavoro gratificante?

La soddisfazione più grande viene dai servizi che riusciamo a offrire al cittadino. Essendo un presidio territoriale, la farmacia è spesso un punto di riferimento per il quartiere. Il farmacista diventa un vero consulente della salute, la prima persona che viene consultata per un problema.

Cosa rende questo lavoro più complicato?

Proprio il fatto che siamo il primo contatto con il cittadino. Da un lato è bello, ma dall’altro è complicato perché il farmacista viene consultato su qualsiasi tipo di problema, dalla dermatologia all’urologia, passando per infezioni e infiammazioni. Quindi è importante continuare a formarsi anche in altri ambiti oltre a quello farmaceutico. Inoltre, bisogna avere buone competenze informatiche, perché utilizziamo diversi software ogni giorno.

Che tipo di servizi offre l’azienda?

Le farmacie comunali offrono tanti servizi: analisi del sangue (colesterolo, trigliceridi, glicemia, proteina C reattiva), analisi delle urine, misurazione della pressione arteriosa. Nella mia farmacia abbiamo anche un elettrocardiografo rapido e in alcune ci sono bilance che analizzano la composizione corporea. Distribuiamo presidi sanitari come pannolini per l’incontinenza, strumenti per diabetici e materiali per pazienti stomizzati. Facciamo vaccinazioni per il Covid e per l’influenza. Abbiamo una family card che dà il 20% di sconto sui parafarmaci alle persone più bisognose e il 10% ai dipendenti comunali. Organizziamo anche giornate speciali per esami come la densitometria ossea, la vitamina D, l’analisi del cuoio capelluto e dell’udito.

Che consiglio daresti a un giovane che vuole fare il tuo lavoro?

Di pensarci bene e valutare se è davvero il percorso giusto. Magari ci sono altri lavori nel settore socio-sanitario che possono essere più adatti. Se si sceglie Farmacia, consiglio di vivere bene l’esperienza del tirocinio durante gli studi: abbiamo 6 mesi a disposizione, ed è fondamentale per capire cosa vuol dire davvero fare questo lavoro. Infine, consiglio di non fermarsi alla laurea quinquennale: specializzarsi, ad esempio in Farmacia ospedaliera o in Farmacologia, può aprire molte più porte, anche fuori dal contesto della farmacia classica.

Come pensi sia cambiato nel tempo il ruolo del farmacista?

Il ruolo del farmacista ha fatto un vero e proprio salto in avanti a partire dal Covid, ma in realtà i cambiamenti erano già iniziati nel 2017. Essendo un lavoro sanitario, legato alla salute delle persone, e con l’invecchiamento della popolazione che fa crescere la quota di assistiti, è normale che il carico di lavoro sia aumentato. In più, oggi le competenze richieste al farmacista sono molto più ampie: non basta conoscere i farmaci, bisogna avere conoscenze mediche, pratiche, e anche competenze informatiche. Le nuove tecnologie ci aiutano, certo, ma allo stesso tempo richiedono aggiornamenti continui e capacità digitali che prima non erano necessarie. Il problema, secondo me, è che tutto questo aumento di responsabilità e competenze non è stato accompagnato da un adeguato riconoscimento economico. Il contratto nazionale è fermo da 17 anni, e gli stipendi non sono cambiati, mentre noi ci troviamo ogni giorno a gestire sempre più compiti e responsabilità. In passato, un farmacista poteva accumulare esperienza e punteggio per diventare titolare di una farmacia. Oggi, con l'arrivo dei grandi franchising e delle società, è diventato molto difficile. La concorrenza è altissima, ed è complicato per un singolo farmacista riuscire ad aprire e mantenere una farmacia con introiti sufficienti a coprire l'investimento.

Secondo te, il ruolo del farmacista è ancora importante oggi?

Assolutamente sì. Anzi, oggi più che mai. Il lavoro del farmacista è fondamentale e lo diventerà sempre di più. Le persone vivono più a lungo, le esigenze legate alla salute aumentano, e c’è una crescente attenzione al benessere e alla prevenzione. Sempre più spesso, il farmacista è il primo professionista sanitario che le persone consultano per un problema. Per questo il nostro ruolo è centrale. Quello che serve, però, è un aggiornamento della professione: dobbiamo renderla più attuale, sia in termini di riconoscimenti economici, sia per quanto riguarda la valorizzazione del ruolo che rivestiamo. È necessario che ci sia una maggiore gratificazione, anche per motivare chi fa questo lavoro con passione ogni giorno.